Windows 11 rimuove il trucco che sbloccava la vera velocità degli SSD NVMe: Cosa sta succedendo?
L’evoluzione tecnologica dei supporti di memoria ha subito un’accelerazione vertiginosa negli ultimi anni. Siamo passati dai lenti hard disk meccanici (HDD) ai primi SSD SATA, fino ad arrivare alle attuali memorie NVMe (Non-Volatile Memory Express) basate su protocolli PCIe 4.0 e 5.0, capaci di raggiungere velocità di trasferimento che superano i 12.000 MB/s. Tuttavia, l’hardware è solo metà dell’equazione; il sistema operativo gioca un ruolo cruciale nel determinare quanto di quel potenziale possa effettivamente essere sfruttato dall’utente finale.
Recentemente, la comunità degli appassionati di hardware e gaming ha sollevato un polverone riguardo a una serie di aggiornamenti di Windows 11. Sembra infatti che Microsoft abbia rimosso o “corretto” alcuni espedienti tecnici che gli utenti avanzati utilizzavano per sbloccare le massime prestazioni dei propri SSD NVMe, riportando le velocità a livelli che molti considerano limitanti.
In questo articolo, analizzeremo cos’era questo “trucco”, perché Microsoft ha deciso di intervenire e quali sono le reali implicazioni per chi utilizza il PC per lavoro o divertimento.
Il contesto: Windows 11 e il problema cronico delle prestazioni SSD
Fin dal suo lancio nel 2021, Windows 11 ha avuto un rapporto complicato con lo storage. Nonostante l’introduzione di tecnologie rivoluzionarie come DirectStorage, molti utenti hanno notato fin da subito che i tempi di avvio, i trasferimenti di file pesanti e le operazioni di input/output (I/O) casuali erano leggermente inferiori rispetto a quanto registrato su Windows 10.
Il problema risiede principalmente nel modo in cui il kernel di Windows 11 gestisce la sicurezza e l’astrazione dell’hardware. Per rendere il sistema operativo il “più sicuro di sempre”, Microsoft ha implementato una serie di strati protettivi che, purtroppo, aggiungono una latenza inevitabile.
Cos’era il “trucco” della velocità?
Il cosiddetto trucco non era una singola opzione magica, ma un insieme di configurazioni, la più nota delle quali riguardava la disattivazione della VBS (Virtualization-Based Security) e dell’HVCI (Hypervisor-Enforced Code Integrity), spesso identificata nelle impostazioni come “Integrità della memoria”.
Gli utenti avevano scoperto che disabilitando queste funzioni di sicurezza e applicando specifiche modifiche al registro di sistema relative alla gestione del file system NTFS, gli SSD NVMe tornavano a “respirare”, mostrando incrementi nelle velocità di scrittura casuale (IOPS) fino al 20-25%. Un altro aspetto riguardava l’uso di driver NVMe generici rispetto a quelli ottimizzati, e la disattivazione manuale delle barriere di protezione del buffer di scrittura di Windows.
La mossa di Microsoft: Addio ai workaround
Con gli ultimi aggiornamenti (in particolare quelli legati alle build più recenti di Windows 11 23H2 e le anteprime della 24H2), Microsoft ha introdotto modifiche strutturali che impediscono a questi “trucchi” di funzionare come un tempo.
1. L’obbligatorietà del VBS e dell’HVCI
Microsoft ha reso molto più difficile aggirare la Virtualization-Based Security. Anche se l’utente prova a disabilitarla tramite il registro o le policy di gruppo, alcuni componenti critici del kernel ora forzano l’uso di strati di virtualizzazione per proteggere i processi di sistema. Questo significa che quel “cuscinetto” di latenza che rallenta leggermente l’accesso diretto ai dati dell’SSD è ora permanente.
2. Modifiche al Driver dello Storage Stack
Il sistema di gestione dello storage di Windows 11 è stato aggiornato per dare priorità alla coerenza dei dati e alla protezione contro il ransomware. Questo comporta una gestione più aggressiva della cache di scrittura. Se prima era possibile “ingannare” il sistema per fargli credere che le operazioni di scrittura fossero completate istantaneamente (velocizzando i benchmark ma aumentando il rischio di perdita dati in caso di blackout), ora Windows impone controlli più severi che riportano le velocità ai valori nominali dichiarati dal sistema operativo.
3. BitLocker forzato e impatto sulle performance
Un altro punto dolente riguarda BitLocker. Microsoft ha iniziato a spingere per la crittografia automatica dei dischi su un numero maggiore di installazioni. Sebbene i moderni processori gestiscano la crittografia AES via hardware con un impatto minimo, la combinazione di crittografia software-hardware e i nuovi protocolli di sicurezza di Windows 11 crea un “collo di bottiglia” che impedisce agli SSD PCIe 5.0 di mostrare i muscoli nei test di lettura/scrittura casuale 4K, quelli che più influenzano la reattività del sistema.
Esempi pratici: Cosa cambia per l’utente?
Per capire meglio l’impatto di questa mossa, facciamo alcuni esempi basati sui test comparativi effettuati da diverse testate tecniche e utenti esperti.
Caso A: Il Videogiocatore
Un utente con un SSD Samsung 990 Pro (PCIe 4.0) utilizzava Windows 11 con VBS disattivato. In questa configurazione, i tempi di caricamento di un gioco open-world pesante erano di circa 8 secondi. Dopo l’aggiornamento che “blocca” il trucco e ripristina la sicurezza di sistema, i tempi di caricamento salgono a 10-11 secondi. Sebbene sembri una differenza minima, è il segnale di un sistema che lavora con più “attrito”.
Caso B: Il Content Creator
Chi lavora con file video 4K o 8K non compressi fa affidamento sulla velocità di scrittura sequenziale. Con i workaround attivi, un trasferimento di 100 GB di file raw manteneva una stabilità di 5.000 MB/s. Con le nuove restrizioni di Windows, la velocità può subire fluttuazioni dovute ai controlli di integrità del file system, portando la media a 4.200 MB/s.
Caso C: Benchmark Sintetici (CrystalDiskMark)
Il colpo più duro si vede nei test di scrittura casuale 4K (Q1T1). Questi test simulano l’apertura di piccoli file, database e l’avvio di applicazioni. Molti utenti hanno segnalato un calo del 15% nei punteggi dopo aver installato le ultime patch, poiché il sistema non permette più di bypassare i filtri di sicurezza che monitorano ogni singola operazione di I/O.
Perché Microsoft ha rimosso queste scappatoie?
La domanda sorge spontanea: perché limitare deliberatamente la velocità dell’hardware più costoso? La risposta di Microsoft è incentrata su un unico pilastro: la sicurezza aziendale.
- Protezione dai Malware Moderni: Gli attacchi a livello di kernel e firmware sono in aumento. La VBS crea una bolla isolata dove il codice maligno non può entrare, ma questa bolla richiede risorse di calcolo e crea latenza nell’accesso alla memoria e al disco.
- Stabilità del File System: Molti dei trucchi usati per aumentare la velocità disabilitavano le “barriere di scrittura”. Se il PC si spegne improvvisamente (mancanza di corrente o crash), un SSD che lavora senza queste barriere ha un’altissima probabilità di subire la corruzione del file system. Microsoft preferisce un sistema leggermente più lento ma integro.
- Uniformità dell’esperienza: Microsoft vuole che Windows 11 si comporti nello stesso modo su un laptop da ufficio e su una workstation da gaming. Lasciare “buchi” prestazionali che dipendono dalla disattivazione della sicurezza creerebbe frammentazione e problemi di supporto tecnico.
Esistono ancora modi per ottimizzare l’SSD?
Anche se il “grande trucco” della VBS è diventato meno efficace o più difficile da attuare senza compromettere la stabilità, esistono ancora passi ufficiali e sicuri per mantenere l’SSD NVMe al top:
- Abilitare DirectStorage: Assicurarsi che il proprio SSD sia formattato correttamente (GPT) e che il sistema supporti DirectStorage può fare una differenza enorme nei giochi compatibili, spostando il carico di decompressione dei dati dal CPU alla GPU.
- Aggiornare il Firmware dell’SSD: Spesso le perdite di velocità su Windows 11 vengono corrette dai produttori di hardware (come Samsung, Western Digital o Crucial) tramite aggiornamenti del firmware del disco stesso.
- Gestione dell’energia: Impostare il piano di risparmio energetico su “Prestazioni elevate” impedisce all’SSD di entrare in stati di idle troppo profondi, riducendo la latenza di riattivazione durante le operazioni di I/O.
- Controllare l’allineamento delle partizioni: Un errore comune che rallenta gli SSD è l’allineamento errato delle partizioni durante la clonazione di un disco. Utilizzare installazioni pulite di Windows 11 risolve solitamente questo problema.
Conclusione
La rimozione dei workaround per la velocità degli SSD su Windows 11 rappresenta il classico conflitto tra performance pure e sicurezza moderna. Microsoft ha scelto chiaramente la seconda strada, blindando il sistema operativo a costo di sacrificare qualche centinaio di MB/s nei benchmark sintetici.
Per l’utente comune, la differenza sarà probabilmente impercettibile. Tuttavia, per i power user e gli appassionati che spendono centinaia di euro per gli SSD più veloci sul mercato, vedere il proprio hardware “frenato” dal software rimane un boccone amaro da mandare giù. La speranza è che nelle future versioni, come l’atteso Windows 11 24H2, Microsoft riesca a ottimizzare ulteriormente il kernel per offrire quella protezione necessaria senza gravare così pesantemente sulle straordinarie capacità di I/O degli SSD NVMe di ultima generazione.
In definitiva, se notate un leggero calo nei vostri benchmark dopo un aggiornamento, non disperate: non è il vostro SSD che sta morendo, è semplicemente Windows 11 che è diventato un po’ più guardingo (e purtroppo, un po’ più lento).

