The Boys: perché il finale della serie tv è diverso dal fumetto

The Boys: Analisi del finale di serie tra fedeltà al fumetto e audaci deviazioni narrative

Il 20 maggio 2026 segna una data storica per il panorama televisivo contemporaneo: con la messa in onda dell’ottavo e ultimo episodio della quinta stagione, si è conclusa definitivamente la corsa di The Boys, l’acclamata serie Prime Video che ha ridefinito il genere supereroistico. Un finale che non è passato inosservato, scatenando accese discussioni e alimentando polemiche tra il pubblico. Ma al centro del dibattito non c’è solo l’epilogo in sé, bensì l’ampio scarto narrativo che separa la risoluzione televisiva dall’opera originale di Garth Ennis e Darick Robertson. Analizzare questo finale significa immergersi in una complessa operazione di adattamento, dove le necessità della serialità televisiva si sono scontrate con il materiale cartaceo, portando a scelte creative radicali e, per certi versi, inevitabili.

Il tramonto di un tiranno: La caduta di Patriota

Il culmine emotivo e narrativo dell’intera produzione è senza dubbio lo scontro finale tra i Boys e il loro antagonista di sempre: Patriota. Nella serie Prime Video, il percorso di Patriota verso la supremazia totale, potenziato dall’uso del V1, lo ha portato a tentare di instaurare una dittatura onnipotente. Tuttavia, il destino ha riservato al personaggio di Antony Starr una fine brutale e priva di gloria.

Il confronto finale: Butcher contro Patriota

In un momento di altissima tensione, il team dei Boys riesce finalmente a volgere le sorti della battaglia a proprio favore. Il punto di svolta decisivo arriva grazie a Kimiko, che sottrae i poteri al supereroe, rendendolo vulnerabile come un comune mortale. La scena, carica di una ferocia che ha sempre contraddistinto lo show, vede un Patriota ormai ridotto a invocare pietà, un contrasto stridente con l’invulnerabilità di un tempo. Butcher, spinto dalla sua inesauribile sete di vendetta, non esita: colpendo il nemico alla testa con un piede di porco, pone fine all’esistenza del leader dei Sette, chiudendo un cerchio aperto sin dai primi minuti della serie.

Il confronto con l’opera cartacea: Perché cambiare?

Molti spettatori, fedeli lettori del fumetto di Ennis e Robertson, hanno notato come il finale televisivo diverga radicalmente dalla controparte cartacea. Nel fumetto originale, la risoluzione della minaccia rappresentata da Patriota segue binari completamente differenti, legati a doppio filo alla natura stessa dell’antagonista.

Il ruolo di Black Noir nei fumetti

Nelle pagine di Garth Ennis, il colpo di scena riguardante Black Noir è uno dei pilastri fondamentali della trama: egli si rivela essere un clone di Patriota, responsabile di gran parte delle atrocità attribuite al leader. In quella versione, è il vero Patriota a istigare la ribellione dei super contro il governo, portando allo scontro finale alla Casa Bianca. Tuttavia, in una svolta inaspettata, è il clone Black Noir a uccidere Patriota, per poi essere eliminato da Butcher.

La visione di Eric Kripke

La scelta di non percorrere questa strada è stata spiegata dal creatore e showrunner Eric Kripke in un’intervista concessa a Collider. La motivazione principale è di natura puramente narrativa ed emotiva: Kripke ha dichiarato apertamente che l’idea di scoprire, dopo cinque stagioni di sviluppo del personaggio di Antony Starr, che il villain non fosse il vero artefice delle sue azioni sarebbe stata insoddisfacente. “Non avrei mai realizzato quella versione”, ha commentato Kripke, sottolineando come l’investimento emotivo dello spettatore verso la versione televisiva di Patriota richiedesse una chiusura coerente con le sue azioni specifiche, non delegabili a una copia o a un clone.

Le limitazioni strutturali e il destino di Black Noir

Oltre alla visione creativa di Kripke, c’è da considerare come lo show avesse già da tempo imboccato una strada diversa riguardo alla figura di Black Noir. La mitologia costruita nelle stagioni precedenti rendeva di fatto impossibile ricalcare il finale dei fumetti.

L’evoluzione (e l’eliminazione) dei Noir televisivi

La serie aveva già abbattuto l’opzione del “clone” sin dal finale della terza stagione, quando Patriota aveva ucciso il Black Noir originale. La successiva introduzione di una nuova identità, il Black Noir II noto come Justin, ha fornito una declinazione diversa del personaggio, ma anche questo percorso si è interrotto bruscamente prima del gran finale. Nell’episodio 6, infatti, a seguito di una faida interna tra i supereroi, è stato Abisso ad eliminare definitivamente il sostituto, chiudendo ogni porta a una possibile riproposizione del twist narrativo originale dei fumetti.

La conclusione di Butcher: Un destino oscuro condiviso

Se per quanto riguarda Patriota lo show si è allontanato radicalmente dai fumetti, per la chiusura dell’arco narrativo di Billy Butcher, interpretato da Karl Urban, la fedeltà alla fonte è risultata decisamente più marcata, pur mantenendo una tonalità narrativa estremamente cupa.

Il tragico epilogo di Butcher

Nel fumetto, la determinazione di Butcher nel voler sterminare l’intera popolazione di supereroi tramite un virus infettivo diventa una vera e propria missione genocida che lo pone in rotta di collisione con i suoi stessi compagni. È in questo contesto che si consuma una tragedia brutale: nel tentativo di fermare il piano folle di Butcher, il leader dei Boys uccide Latte Materno, Frenchie e Kimiko, rimanendo solo con Hughie. Anche in questo caso, la serie ha saputo trasmettere il peso di un finale drammatico, dove lo scontro tra Butcher e Hughie all’Empire State Building rievoca la disperata conclusione cartacea, lasciando il pubblico davanti a una riflessione amara sul confine tra giustizia e vendetta, tra eroismo e atrocità.

Verdetto finale: Una chiusura audace ma necessaria

Il finale della quinta stagione di The Boys si configura come un’operazione coraggiosa. La decisione di discostarsi dai fumetti per quanto riguarda il destino di Patriota non è stata solo una scelta di “comodo” dettata dall’evoluzione precedente della serie, ma una precisa dichiarazione di intenti. Eric Kripke e il suo team hanno privilegiato la coerenza del percorso umano (e disumano) dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere sul piccolo schermo per oltre quattro anni.

Sebbene la morte di Butcher sia rimasta fedele alla matrice originale nella sua brutalità, la serie ha saputo costruire una propria identità, separandosi dal fumetto per offrire un’esperienza che fosse, nel bene e nel male, in linea con le aspettative del pubblico televisivo. Che il finale sia stato accolto con polemiche è quasi fisiologico per uno show che, sin dal primo episodio, ha fatto della rottura degli schemi la sua cifra stilistica. The Boys si congeda non cercando di compiacere tutti, ma restando fedele alla propria, cinica e travolgente visione del mondo. La serie si chiude, dunque, come un capitolo importante della cultura pop, lasciando dietro di sé un’eredità fatta di domande scomode, momenti di violenza iconica e una consapevolezza: il vero mostro, in una storia di supereroi, non è mai stato il costume, ma l’uomo che lo indossa.

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