L’universo narrativo di The Boys ha raggiunto un punto di svolta cruciale. Con l’episodio “Blood and Bone”, la serie più provocatoria e dissacrante del panorama televisivo ha chiuso i battenti sulla sua quinta stagione, lasciando però il pubblico in uno stato di profonda agitazione. Se da un lato il finale ha saputo tirare le somme di quasi tutte le sottotrame che hanno animato le vicende di Butcher e compagni, dall’altro ha sollevato un polverone mediatico senza precedenti, in particolare riguardo alla gestione del personaggio di Soldatino.
Tra fan scontenti per il destino dell’antieroe interpretato da Jensen Ackles e la promessa di un’espansione del franchise con il prequel Vought Rising, la conclusione di questo capitolo si configura non come un addio, ma come un complesso ponte narrativo verso il futuro. In questa analisi, esploreremo le ragioni di tale insoddisfazione, il peso specifico delle scelte narrative di Eric Kripke e cosa dobbiamo aspettarci dall’espansione del “Vought-verso”.
L’eredità di Soldatino: un fulcro narrativo controverso
Non si può parlare della quinta stagione di The Boys senza analizzare il ruolo dominante di Soldatino. Fin dal momento in cui è stato risvegliato da suo figlio Patriota nel secondo episodio, il vecchio eroe ha rappresentato il motore immobile attorno al quale è ruotata l’intera narrazione. La sua presenza non è stata solo una scelta di casting vincente, ma un elemento di disturbo che ha costretto ogni fazione a rivedere le proprie strategie.
Il potere del V-One e il virus letale
La centralità di Soldatino è passata attraverso la scoperta del siero “V-One”. In un mondo in cui il virus letale per i Super minacciava l’esistenza stessa della stirpe creata da Vought, la scoperta che i soggetti trattati con il V-One fossero totalmente immuni ha trasformato Soldatino nella risorsa più ambita del pianeta. Questa rivelazione ha dettato l’agenda di Butcher e del suo team per tutta la stagione, rendendo il corpo dell’eroe il centro nevralgico della guerra fredda tra i Boys e la multinazionale.
Tuttavia, proprio questa importanza strategica è stata la causa della frustrazione del pubblico. La dinamica conflittuale con Patriota – culminata in una faida interna che ha visto Soldatino rifiutare il legame di sangue e il concetto stesso di superiorità del figlio – ha spinto la Vought a una mossa drastica: riportarlo nel sonno criogenico. Il ritorno di Stan Edgar al comando della multinazionale ha suggellato il destino di Soldatino, trasformandolo in una mera proprietà privata, un asset sotto la giurisdizione diretta del CEO. Questo epilogo è stato percepito da molti fan come una chiusura troppo brusca, un “declassamento” di un personaggio che aveva sostenuto, da solo, il peso narrativo di un’intera stagione.
La visione di Eric Kripke: oltre la critica del pubblico
Di fronte alle accuse di aver gestito in modo deludente il finale del personaggio, lo showrunner Eric Kripke ha scelto la via della trasparenza, spiegando che dietro le scelte narrative non c’è negligenza, ma una strategia commerciale e artistica ben precisa. In un’intervista rilasciata a ScreenRant, Kripke ha sottolineato come la priorità per il finale fosse concentrarsi esclusivamente sui protagonisti storici, sacrificando parte della chiusura dei “comprimari” per dare spazio all’atto finale della sfida tra Butcher e il suo entourage.
Kripke invita alla pazienza, suggerendo che molti tasselli che oggi appaiono fuori posto o privi di senso troveranno la loro collocazione naturale non appena vedremo Vought Rising. Il progetto, lungi dall’essere una semplice operazione nostalgica, è stato scritto in perfetta sincronia con la quinta stagione. La trama è già delineata e i collegamenti tra la serie madre e il prequel sono molto più stretti di quanto i fan, oggi furiosi, possano immaginare.
Vought Rising: il futuro del franchise nel 2027
L’annuncio di Vought Rising, previsto su Prime Video per il 2027, non rappresenta solo una parentesi per tappare i buchi di trama, ma una serie a lungo termine progettata con una struttura solida. A differenza di un semplice spin-off di passaggio, la serie si propone di esplorare le radici del male, portandoci indietro nel tempo fino agli anni ’50.
Un cast d’eccezione per le origini della Vought
La forza di Vought Rising risiede in un cast che fonde volti noti del presente con figure leggendarie del passato. Vedremo Jensen Ackles tornare nel ruolo di un giovane Soldatino in un’epoca in cui la Vought muoveva i primi passi nella creazione dei Super commerciali. Accanto a lui, Aya Cash riprenderà i panni di Liberty, la futura Stormfront, in una veste inedita che promette di svelare le origini della sua ideologia radicale.
Tra le novità spiccano Mason Dye, che darà vita a Bombsight – eroe già citato nella serie madre e ora pronto a diventare un tassello fondamentale del puzzle – insieme alle new entry Elizabeth Posey e Le Hochman, che interpreteranno rispettivamente Private Angel e Torpedo. L’ambientazione storica non sarà un semplice vezzo estetico, ma il palcoscenico di un caso di omicidio complesso che fungerà da filo conduttore per una narrazione orizzontale misteriosa.
L’enigma della struttura narrativa: passato e presente a confronto
Uno dei punti interrogativi più pressanti che attanaglia gli spettatori riguarda il legame tecnico tra il 1950 e il 2026. Come farà una serie ambientata in un’epoca remota a giustificare il finale di ieri, che ha visto Soldatino nuovamente congelato? Le teorie sono molteplici e le strade percorribili da Kripke sono essenzialmente due:
- La struttura a specchio: È possibile che la serie utilizzi un montaggio alternato, dove il passato ci mostra la genesi del potere di Vought, mentre le vicende del presente ci mostrano un Soldatino “dormiente” che, in qualche modo, rimane comunque il fulcro di eventi cataclismatici.
- L’eredità delle scoperte: La seconda opzione è che le rivelazioni che emergeranno dall’indagine negli anni ’50 modifichino radicalmente il modo in cui Stan Edgar gestirà il corpo congelato di Soldatino nei prossimi anni. In questo senso, Vought Rising non sarebbe un prequel nel senso classico, ma una “chiave di lettura” per gli eventi futuri, dove il passato influenza direttamente il destino del presente.
Indipendentemente dalla tecnica narrativa scelta, è chiaro che la guerra della Vought è tutt’altro che terminata. La serie ha dimostrato, attraverso i suoi numeri impressionanti su Prime Video, che il “finale flop” gridato da una parte della critica è, in realtà, un successo commerciale inarrestabile.
Conclusione: un finale di stagione, un nuovo inizio
La quinta stagione di The Boys si chiude lasciando l’amaro in bocca a chi sperava in una risoluzione epica e definitiva per Soldatino, ma aprendo al contempo scenari di una complessità narrativa ambiziosa. È innegabile che la gestione dei personaggi sia stata funzionale a un disegno più grande: spostare il baricentro del franchise verso Vought Rising.
L’irritazione dei fan è comprensibile in un panorama televisivo dove si è abituati a chiusure nette e catartiche. Tuttavia, la lungimiranza di Kripke – che ha saputo mantenere segrete le connessioni tra le due serie fin quasi alla conclusione – suggerisce che The Boys non sia un prodotto finito, ma un ecosistema in continua espansione. Se la promessa di rivelazioni storiche e misteri legati alle origini della multinazionale verranno mantenute, il sacrificio narrativo di questa stagione apparirà, col senno di poi, come la mossa tattica necessaria per evitare che un colosso dell’intrattenimento si adagi su un finale scontato.
Per il momento, non resta che attendere il 2027. La domanda cruciale non è più solo “cosa è successo a Soldatino?”, ma “quali segreti inconfessabili dell’America anni ’50 sono ancora sepolti sotto le fondamenta della Vought?”. Con Stan Edgar di nuovo al comando e una mitologia in espansione, la strada per i prossimi capitoli sembra già segnata: la serie madre ha chiuso un cerchio, ma il prequel ha tutte le intenzioni di aprirne uno ancora più grande, più oscuro e, certamente, ancora più pericoloso.
