LibreOffice contro Microsoft: perché OOXML non è davvero uno standard aperto
Lo scontro tra LibreOffice e Microsoft torna a farsi sentire, e questa volta il bersaglio è uno dei pilastri dell’ecosistema Office: OOXML. Secondo LibreOffice, definirlo uno “standard aperto” è, nella migliore delle ipotesi, fuorviante.
Non è una polemica nuova. Ma è una polemica che, nel 2026, pesa più che mai.
🧠 Il nodo centrale: standard sulla carta o nella pratica
OOXML viene spesso presentato come formato aperto, standardizzato e interoperabile. Formalmente, esiste una specifica. Il problema, secondo LibreOffice, è che la specifica non basta se il comportamento reale dei file dipende da implementazioni proprietarie.
In altre parole: uno standard è tale solo se chiunque può implementarlo in modo completo e compatibile, senza dover inseguire comportamenti non documentati o dipendenti da un singolo software.
📄 OOXML e l’ambiguità strutturale
Uno dei punti più critici sollevati riguarda la complessità e ambiguità della specifica OOXML. Il formato è enorme, stratificato, pieno di eccezioni storiche e riferimenti a comportamenti di versioni precedenti di Microsoft Office.
Questo rende estremamente difficile:
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implementare OOXML al 100%
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garantire compatibilità totale
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evitare discrepanze tra software diversi
Il risultato è che, nella pratica, i file OOXML funzionano “perfettamente” solo in Microsoft Office.
⚙️ Interoperabilità promessa, interoperabilità mancata
LibreOffice sottolinea un punto chiave: se apri e salvi un documento OOXML in un software alternativo, il rischio di perdere formattazioni, stili o comportamenti avanzati resta concreto. Questo non è un dettaglio tecnico marginale, ma il cuore del concetto di standard.
Uno standard dovrebbe garantire che:
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il documento resti fedele
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il contenuto non cambi
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l’aspetto sia coerente
Quando questo non accade, lo standard diventa dipendente dal vendor che lo ha creato.
🧩 Il confronto implicito con ODF
Senza nominarlo come arma retorica, il confronto con ODF è inevitabile. ODF nasce con una filosofia diversa: specifiche più chiare, meno ambiguità, implementazioni multiple realmente compatibili.
LibreOffice non sostiene che ODF sia perfetto, ma che rispetti meglio il principio di neutralità. Nessun software ha il controllo esclusivo sul formato, e questo riduce il rischio di lock-in.
🔐 Il problema del lock-in digitale
Ed è proprio qui che la questione smette di essere solo tecnica. Quando un formato è di fatto controllato da un solo attore, anche se “standardizzato”, si crea dipendenza strutturale. Aziende, pubbliche amministrazioni e utenti finiscono legati a un ecosistema non per scelta, ma per necessità.
LibreOffice sostiene che OOXML, così com’è oggi, favorisce questo lock-in, rendendo difficile una reale concorrenza sul piano dell’interoperabilità.
🌍 Una questione che riguarda le istituzioni
Il dibattito assume un peso ancora maggiore quando entrano in gioco le pubbliche amministrazioni. Molti enti adottano OOXML convinti di usare uno standard aperto, salvo poi scoprire che:
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la compatibilità completa richiede Microsoft Office
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l’uscita dall’ecosistema è costosa
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la migrazione comporta perdita di fedeltà dei documenti
Secondo LibreOffice, questo è l’opposto di ciò che uno standard dovrebbe garantire nel settore pubblico.
🧠 Standard non significa solo “approvato”
Un punto spesso frainteso è che “standard” non significa semplicemente “approvato da un organismo”. Significa usabile, implementabile, verificabile. Se la specifica è così complessa da rendere impraticabile un’implementazione indipendente completa, allora lo standard fallisce nella sua funzione.
LibreOffice insiste su questo concetto: la neutralità non è formale, è pratica.
⚖️ Microsoft e la difesa di OOXML
Dal canto suo, Microsoft continua a sostenere che OOXML sia uno standard legittimo, evoluto per gestire la complessità dei documenti moderni. E in parte è vero: il formato deve gestire casi d’uso enormi.
Ma è proprio questa complessità, secondo LibreOffice, a renderlo di fatto inaccessibile senza replicare decenni di comportamento interno di Office.
🧩 Una battaglia che va oltre i documenti
Quello che LibreOffice sta mettendo in discussione non è solo OOXML. È il significato stesso di standard nel software moderno. In un’epoca di ecosistemi chiusi, cloud e piattaforme dominanti, la distinzione tra aperto “di diritto” e aperto “di fatto” diventa cruciale.
E OOXML, per LibreOffice, cade in questa zona grigia.
🧠 Perché questa polemica non si spegnerà
Finché i documenti saranno il cuore della comunicazione digitale, il controllo sui formati resterà una questione di potere. LibreOffice lo sa, e per questo continua a sollevare il problema, anche a costo di sembrare ripetitivo.
Perché, dal suo punto di vista, uno standard che funziona davvero solo in un software non è uno standard.
È un formato dominante. E la differenza, nel lungo periodo, è tutt’altro che semantica.

